Che cos’è la Sindrome del Molestatore Assillante?

Soltanto recentemente in Italia in ambito giuridico, in particolare nello studio della criminologia, è sorto l’interesse verso i comportamenti molesti, intrusivi e reiterati a danno di qualcuno. L’insieme di tali condotte è denominato con il termine inglese “stalking”, altrimenti detto in italiano “Sindrome del Molestatore Assillante” (Galeazzi & Curci, 2001), anche se tale traduzione non risulta esaustiva della complessità del fenomeno.

Galeazzi e Curci indicarono sindrome molestatore assillantecon tale definizione “un insieme di comportamenti ripetuti e intrusivi di sorveglianza e controllo, di ricerca, di contatto e di comunicazione nei confronti di una vittima che risulta infastidita e/o allarmata da tali attenzioni e comportamenti”.

Gli autori, concordemente agli altri studiosi del fenomeno, sostengono che per poter parlare di stalking sia necessaria la presenza di:

  • un attore – molestatore che individua una preda, con l’intento di instaurarci una relazione patologica per creare un intenso sentimento ideo-affettivo;
    una serie di comportamenti ripetuti ed intrusivi, finalizzati alla ricerca di contatto e/o alla sorveglianza della vittima, ma soprattutto volti ad invadere l’intimità della “preda”;
  • la vittima stalkizzata (stalk victim), la quale, a seguito della “coazione” comportamentale del molestatore, vive un profondo senso di paura e minaccia per la propria incolumità psico-fisica che diventano l’elemento chiave del suo vissuto soggettivo (Curci, Galeazzi & Secchi, 2003).

 

A livello scientifico sono stati usati numerosi termini per definire tale sindrome da “obsessional harassment” a “criminal harassment”, da “obsessional following” a “obsessional relational intrusion” (Meloy & Gothard, 1995) da “harcelement du troisieme type” a “belagig” (Galeazzi & De Fazio, 2002).

I primi casi che portarono alla luce questo grave fenomeno sociale si sono verificati negli anni ’80 in America quando, alcuni personaggi dello Star System, iniziarono ad essere perseguitati da alcuni “ammiratori” tanto che si parlò di star-stalker (ricordiamo l’uccisione nel 1989 dell’attrice Rebecca Schaeffer da parte di un suo fan che la perseguitava).

Il termine stalking coniato per la prima volta nel 1997 da Pathè e Mullen, deriva dal verbo inglese “to stalk”, che significa “fare la posta, cacciare in appostamento”; si tratta di un vocabolo mutuato dal linguaggio venatorio, poiché si riferisce ad un inseguimento furtivo di chi sta dando la caccia ad una preda (Paciello, 2009).

Sulla base di uno studio effettuato nel 2002 da Purcell, Pathè e Mullen tra i comportamenti ripetuti e intrusivi di stalking, i più frequenti risultano essere:

  • telefonate sgradite (89%),
  • coinvolgimento di terzi (82%),sindrome molestatore assillante1
  • pettegolezzi e bugie (82%),
  • appostamenti e pedinamenti (79%),
  • visite sgradite (74%),
  • minacce di violenza (74%),
  • raccolta di informazioni con l’inganno (65%),
  • danneggiamenti della proprietà (64%),
  • violenza (55%),
  • accuse false (45%).

 

Ege (2005) ha individuato sette parametri comuni per identificare una situazione di persecuzione:

  1. ambiente: può essere domestico, familiare, lavorativo o estendersi nei luoghi in cui la vittima è solita trascorre il suo tempo libero,
  2. frequenza: le molestie devono avere almeno frequenza settimanale,
  3. durata: le persecuzioni devono avvenire da almeno 6 mesi,
  4. tipo di azioni: tutte quei comportamenti ripetitivi e intrusivi precedentemente descritti,
  5. dislivello tra gli antagonisti: lo stalker può colpire in qualsiasi momento e nel modo che preferisce, mentre la vittima non è in grado di difendersi,
  6. andamento secondo fasi successive: la dinamica parte da un conflitto iniziale determinato da un rifiuto o da un abbandono da parte della vittima che si trasformano in azioni persecutorie con conseguenze psicofisiche per essa, fino ad arrivare ad uno scontro finale,
  7. intento persecutorio: ci deve essere da parte del persecutore un chiaro scopo distruttivo, ostile e negativo nei confronti della preda.