La sindrome di Munchausen per procura

sindrome-di-munch-300x104La Sindrome di Munchausen per procura (SMbP) presenta come caratteristica fondamentale la produzione deliberata o simulazione di segni o sintomi fisici o psichici in un’altra persona che è affidata alla cura del soggetto (DSM IV-TR). Generalmente coinvolge un adulto, spesso un genitore, nel 90% dei casi la madre, che ripetutamente danneggia il figlio o i figli procurandogli malattie o aggravando patologie preesistenti, causandone alcune volte la morte. La SMP rappresenta una grave forma di abuso (IPERCURA): attualmente, la si ritiene una delle forme tipiche di criminalità femminile, particolarmente subdola in quanto nascosta dietro ad un’immagine, quella della madre premurosa, della quale ci è difficile diffidare; dalla letteratura emergono vari metodi di maltrattamento impiegati dalle madri e altrettanto numerosi risultano i danni psicologici e fisici procurati alle vittime.
A causa di gravi difficoltà relazionali con il proprio partner, alcune donne arriverebbero a compiere un vero e proprio indottrinamento sui figli riuscendo a convincerli di aver subito un abuso da parte del padre e creando quindi una reale confusione nel bambino, che alla fine non distingue più la realtà.
Molto poco si sa circa l’impatto a lungo termine della SMP sui bambini abusati, molte vittime probabilmente non vengono mai identificate e la maggior parte di loro, dopo un’iniziale follow-up effettuato, non vengono più tenuti sotto controllo dal servizio di assistenza sociale. La natura cronica e “bizzarra” di questa forma di abuso lascia senza risposte molte domande sull’impatto che questo avrà sulla crescita del bambino, soprattutto sul piano psichico. I dati più rilevanti sono stati ottenuti da studi di vecchia data di McGuire e Feldman (1989) i quali hanno evdenziato la presenza in sei bambini di disturbi di alimentazione, problemi di comportamento in età prescolare e sintomi di conversione, soprattutto nei bambini più grandi. Roth (1990), Bools, Neale, and Meadow (1993) hanno sottolineato che molti giovani mostrano problemi di concentrazione e partecipazione a scuola, difficoltà emotivo- comportamentali. I dati che ci derivano da questi studi sottolineano che le vittime di SMbP, in linea con le altre che subiscono forme di abuso di natura diversa, spesso compiono tentativi di suicidio, presentano disturbi alimentari, soprattutto in fase adolescenziale mettono in atto condotte a rischio come l’abuso di alcol e fumo, problemi di delinquenza e in età adulta difficoltà di attaccamento, d’autostima e d’identità. In alcuni casi si istaurano personalità di tipo borderline (Herman, Perry e Van der Kolk, 1989) o personalità multipla (Withman e Munkel, 1991). Anche a distanza di molti anni nei bambini si evidenziano difficoltà di apprendimento e concentrazione (Merzagora Betsos, 2003) incubi notturni, difficoltà emotivo-comportamentali che coinvolgono la sfera affettiva, i rapporti con gli altri a casa e a scuola. I bambini diventano inermi e passivi, saltano frequentemente la scuola, assumono la malattia come modo di vivere, credendo di essere ammalati con la conseguente sovrapposizione e collegamento tra assenza da scuola e invalidità cronica. Inoltre i bambini passano molto tempo in ospedale instaurando interazioni sociali non ideali. Mostrano infatti una forte paura del futuro, ansie e vissuti di malattia, di isolamento ed emarginazione oltre a problemi di strutturazione del Sè, ipocondrie e fobie, persecutorietà e turbe sessuali. La sindrome prevede la possibilità di trasmissione transgenerazionale pertanto, soprattutto se coinvolge gli adolescenti, è altamente probabile che questi sviluppino sintomi di conversione fino a comportamenti di collusione con l’adulto (folie à deux), sviluppando a loro volta una SMP. E’ frequente che le madri abusanti siano state esse stesse vittime di maltrattamento anche se di diversa natura, durante l’infanzia da parte dei genitori. C’è infatti come possibile motivazione di questo comportamento il bisogno psicologico di assumere per interposta persona il ruolo di malato. I bambini a loro volta, pur di ottenere cure e considerazione dall’adulto, simulano uno stato di malattia che diventa un modo per superare la paura dell’abbandono o del rifiuto: finchè mostrerà dei sintomi fisici l’adulto si occuperà di lui, la guarigione porterebbe a non ricevere più queste attenzioni.
Un’altra grave conseguenza che si può evidenziare è l’incapacità della vittima di percepire le sensazioni provenienti dal corpo per cui non è più in grado di distinguere se i sintomi sono reali o immaginari, strutturando un “Falso Sè” evolvendo in forme psicotiche con delirio dismorfofobico, ipocondriaco o l’anoressia mentale per mortificare il proprio corpo considerato da sempre malato. Alle psicosi si associano il disorientamento spazio-temporale, le allucinazioni, la confusione ideativa e la frammentazione interna assumendo comportamenti, convinzioni e modalità di eloquio appartenenti alla figura adulta abusante. Anche durante i frequenti ricoveri ospedalieri, nonostante un ambiente il più possibile favorevole per loro, possono soffrire lo stress: è stato riportato che il 68% dei bambini mostrano disturbi psichiatrici significativi dopo la dimissione, che persistono ancora dopo tre mesi. Per concludere, è da sottolineare come sia difficoltoso, per questi bambini, nel diventare adulti, comprendere il comportamento della madre e accettare che hanno subito sofferenze e maltrattamenti da parte di chi li ha messi al mondo e che avrebbe invece dovuto accudirli.
Analizzando il problema in un’ottica sistemica, attraverso la Teoria dell’Attaccamento di Bowlby si evidenzia l’instaurarsi di una relazione madre-bambino che può portare ad un legame di attaccamento disorganizzato – disorientato (di tipo D) in cui il bambino, diviene fortemente insicuro, consapevole che nel caso di sua ribellione, verrà colpevolizzato e maltrattato in misura maggiore. La reazione di questi bambini è quella di una iper-attenzione ed iper-vigilanza sul proprio comportamento e su quello della madre, con il risultato di avere un bambino sempre spaventato che non riesce più a far emergere le proprie emozioni o le evita, ponendo le basi, in tal modo, di uno stile affettivo piatto e poco responsivo alle attenzioni altrui, con una conseguente incapacità di instaurare relazioni sociali positive.

La scarsa numerosità del campione utilizzato nelle ricerche sovracitate (Libow, 1995, 2000) esclude la possibilità di generalizzare i risultati, tuttavia gli studi riportati sottolineano la necessità di intervenire il prima possibile con un intervento di supporto psicologico nei bambini che non hanno le risorse e il potere di fermare questo processo distruttivo.

Ho cercato in questo breve articolo di mostrare un quadro chiaro delle numerose conseguenze psicologiche che questa sindrome determina nella vittima.

A tal proposito, per chi fosse interessato all’argomento, suggerisco di leggere il seguente libro:

  • La famiglia distruttiva. MsbP, Sindrome di Munchausen per procura.
    Autore : Perusia, G. (2007).
    Prezzo : 18€
    Edizione : Centro Scientifico
    Anno : 2007
    Contenuto :
    La Sindrome di Munchausen per procura è una forma di abuso infantile difficile da individuare; non esistono in Italia dati che ci possono fornire una visione chiara dell’enità del problema.
    Centrale nel libro, risulta essere la definizione di Vennemann (2005): ” La MSbP è una grave forma di abuso, difficile da diagnosticare, caratterizzata da; 1) simulazione di malattia o 2) aggravamento riferito o procurato nel corso di una malattia reale o 3) provocazioni di sintomi in una malattia, in un bambino da parte di un adulto”.Altri libri e articoli che possono risultarti utili sono:
  • Lasher, L.J.e Sheridon, M.S. (2004). Munchausen proxy: identification, intervention, and case management. Haworth Press Inc.
  • Allison, D.B. e Roberts, M. (1998). Disordered mother or disordered diagnosis?. Munchausen by proxy.Hardcover.
  • Agosti, S., Gentilomo, A. e Merzagora Betsos, I.(2000). La Sindrome di Munchausen per procura: un’indagine empirica. Rass. It. di Criminologia, Giuffrè.
  • Artingstall, K. (1998). Practical aspects of Munchausen by proxy and Munchausen Syndrome investigation.Hardcover.
  • Merzagora Betsos, I.(2003). Demoni del focolare. Centro Scientifico Editore Torino.
  • Ayoub, C.C., Schreier, H.A. e Keller, C., Munchausen by proxy: presentations in special education. Child Maltreat 2002 May; 7(2): 149-59
  • Thomas, K., Munchausen syndrome by proxy: identification and diagnosis. J Pediatr. Nurs. 2003 Jun; 18(3): 174-80
  • Feldman, M.D. e Brown, R.M., Munchausen by Proxy in an international context. Child Abuse Neglect 2002 May; 26(5): 509-24
  • Libow, J.A., Munchausen by proxy victims in adulthood: a first look Child abuse e Neglect 1995: 19(9). 1131-1142
  • Sheridan, M.S., The deceit continues: an updated literature review of Munchausen Syndrome by Proxy.Child Abuse Negl 2003 Apr; 27(4): 431-5
  • Bools, C. N., Neale, B. A., e Meadow, S. R. (1993). Follow up of victims of fabricated illness (MSBP). Archives of Diseases of Childhood, 69, 625-630.
  • Herman, J. L., Perry, C., e van der Kolk, B. A. (1989). Childhood trauma in borderline personality disorder.American Journal of Psychiatry, 146(4), 490-495.
  • McGuire, T. L., e Feidman, K. W. (1989). Psychologic morbidity of children subjected to Munchausen syndrome by proxy. Pediatrics, 83(2), 289-292.
  • Whitman, B. Y., e Munkel, W. (1991). Multiple personality disorder: A risk indicator, diagnostic marker and psychiatric outcome for severe child abuse.Clinical Pediatrics, 30(7), 422-428.Altri link utili:
  • I sabotatori della Medicina
  • Madri pericolose e figli in ostaggio: la sindrome di Munchausen per procura
  • La sindrome di Munchausen
  • La sindrome di Munchausen per procura
  • ARTICOLO – “La Sindrome di Munchausen per procura”
  • La Sindrome di Munchausen per Procura come forma deviante di apprensione